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Il TRAINING AUTOGENO: cos’è?

Il termine TRAINING significa letteralmente “allenamento” (ma non si tratta di allenarsi ad un semplice rilassamento, come spesso si crede) e AUTOGENO vuol dire: “che si genera da sé”.

In questo senso l’allenamento del Training Autogeno ha qualcosa di speciale, nel senso che i comportamenti risultanti, non sono “appresi”, così come ad esempio si impara a giocare a pallone, ma sono comportamenti “autogenerati” ai quali il soggetto in un certo senso assiste, man mano che, con costanza, migliora il suo grado di allenamento.

Mentre nell’esperienza quotidiana ci si allena a fare qualcosa, nel Training Autogeno, invece, in un certo senso ci si allena a non fare. Con l’allenamento del TA conquistiamo la capacità di staccarci dalla spinta ad agire, ad operare sulla realtà per adattarla ai nostri fini: nel Training Autogeno ci si allena ad ascoltarsi!

A tal proposito vorrei sottolineare che il termine “AUTOGENO” non si riferisce al fatto che il TA possa essere appreso da soli; lo stesso Schultz (psichiatra e psicoterapeuta tedesco) lo insegnava ai suoi pazienti, che, dopo un costante allenamento, riuscivano ad utilizzarlo autonomamente, fuori dalla seduta guidata dal conduttore; tale seduta, però, è molto importante sia per una prima fase di sensibilizzazione alla tecnica che per contrastare eventuali reazioni da gestire e controllare con l’aiuto del professionista.  E’ infatti possibile che, concentrando l’attenzione su sé stessi, inconsapevolmente vengano attivate particolari resistenze che non facilitano l’apertura necessaria per eseguire gli esercizi del TA.

Un altro importante meccanismo neuropsicologico che regola l’apprendimento del TA, è il principio ideomotorio (ideoplasia), secondo il quale un’idea, o meglio un’immagine mentale, è in grado di produrre effetti fisiologici così come un’idea di movimento produce micro contrazioni muscolari involontarie.

Il come sia possibile che l’immagine, per esempio di pesantezza muscolare (1° esercizio del TA), unitamente alla pronuncia della formula riesca a produrre un reale effetto tangibile non deve stupire troppo, in quanto noi tutti sperimentiamo come in concomitanza di una semplice immagine visiva avvengano delle modificazioni fisiologiche: pensiamo all’acquolina in bocca (produzione di saliva) unita alla secrezione gastrica quando vediamo o immaginiamo un cibo che ci piace.